venerdì 5 febbraio 2016

Il Cardellino, Donna Tartt

Clikka per ingrandire, altrimenti non vedi una mazza
Io leggo. Leggo tanto e sempre, leggo in bagno, per strada, sugli autobus, in auto (chiaramente in questo caso evito di guidare), ma come dice Silvia potrei anche strofinare le pagine dei libri sul mio corpo e non otterrei comunque nulla in quanto… sono una mente semplice

Leggo a peso. Che poi è un po’ brutto da dire, ma in parte è la verità. Scelgo sempre libri che abbiano almeno 400, 500 pagine, perché sono perennemente in bolletta e un libro deve almeno durare un mese, tre settimane, due… insomma, anche se Ballard e Coe sono nel mio cuore, ci metto un po’ a comprarli, perché 200 pagine non sono nemmeno una settimana! 

Poi Silvia mi parla di Donna Tartt e del suo "Dio di Illusioni", specificando subito dopo che non è roba per me, perché io non ho studiato il greco (in realtà si ferma prima, a: “non è roba per te, tu non hai studiato”) e io come qualsiasi cosa che mi venga detta... la rimuovo.

Tempo dopo, vengo attirata da questa copertina con gli occhiali poggiati su un foglio o forse ne parlano in un programma di libri, chiaramente non ricordo e tutta entusiasta vado da Silvia e le dico “ma hai mai sentito parlare di questo libro e di questa scrittrice? Secondo me dovresti leggerlo! E poi mi dici com’è così magari lo leggo anche io!”. Lo so, avere a che fare con me non è facile….

Aspetto che il libro vada in promozione (l’ho già detto che sono perennemente in bolletta?) e compro "Dio di illusioni". Lo leggo, anzi lo divoro, l’ambientazione mi piace un sacco, per le citazioni dal greco chiedo aiuto a Silvia e poi dico… no, non doveva finire così, doveva succedere questo e quell’altro. 

Quanta presunzione in così pochi neuroni (cit.). Ci ripenso a mente fredda e mi rendo conto che la Tartt aveva ragione e che devo togliermi questo stupido pregiudizio sulle scrittrici. 

Decido di saperne di più sulla Tartt, leggo la sua biografia, cerco i suoi libri… quello con la faccia del bambolotto e quello enorme premiato di fresco di Pulitzer, "Il cardellino".

 “Questo romanzo è un trionfo” (cit.)

Io vado sempre d’accordo con il Pulitzer, è così che è nato il grande amore per Cormac McCarthy, eppure non mi fido. Non mi fido perché sono sciocca e perché il libro costa 20 euro. Lo so, sono una disgraziata. 

Attendo, attendo un sacco eh, poi lo compro e ne prendo anche una copia per Silvia. E lo leggo. Comincio il 31 dicembre, giusto un paio di pagine che quella era una giornatina…
No, non è vero, leggo le prime 50 pagine senza nemmeno accorgermene e decido che a questo Theo Decker voglio bene e già so che il nostro rapporto non sarà sempre rose e fiori. Rifiuto con forza la definizione di romanzo di formazione, che da sempre per me non significa nulla, soprattutto perché sempre più spesso usata a cazzo di cane, giusto perché non viene in mente niente altro da dire.

Siamo a New York e c’è una bomba, anzi le bombe sono due. C’è il dolore, la mancanza di logica e quelle frasi che ci diciamo, che sappiamo essere false, ma… servono a sopravvivere finché non arriverà qualcuno, un estraneo e ci dirà la verità che sapevamo, quella che fa piangere e ci cambia per sempre. 

Il lutto come qualcosa che ti segna, ti accompagna per tutta la vita ed emerge di tanto in tanto. 

E poi c’è un padre, un padre forse un po’ stereotipato, ma non è quello il punto, il punto è quando emerge in Theo quel carattere, quella parte peggiore che tanto spesso non aveva perdonato e temuto. C’è l’amore per l’arte e una delle caratteristiche di Donna Tartt è che lei non ti impone niente, ti mostra in un modo così delicato, minuzioso e curioso che non puoi fare a meno di volerne sapere di più dopo e per conto tuo, un po’ come se ti regalasse un'eredità intellettuale e tu hai l’obbligo morale, ma anche un piacere molto intimo e intenso, di portarla avanti, sempre.   

Inoltre… lei sa far parlare gli uomini. I suoi personaggi sono sempre credibili, anche quando cadono e… oh, se cadono.  

E poi cita l’Idiota di Dostoevskij… l’ho cominciato ieri, tenetevi pronti. 

Dopo  aver chiuso  Il Cardellino mi  è venuta una gran voglia di conoscere la New York di Theo, imparare a restaurare un vecchio armadio, sentire l’odore di quel laboratorio al piano terra, prendere una tazza di tè con Hobie, correre via con Boris, parlare a bassa voce con Andy, andare al cinema con Pippa (si chiama proprio così eh) e… scartare con Theo tutta quella copertura grossolana, ma necessaria fino a far emergere tutti i dettagli del Cardellino.

Attenzione: mi sono scordata tantissime cose importanti su questo libro, tipo tutta la parte su Amsterdam, o su Las Vegas, che ce n’è così tanta di roba che uno scrittore con poco talento (tipo io) ne avrebbe fatto una serie di libri, mentre la Tartt ha scritto in un libro solo una quantità incredibile di storie che si snodano e cambiano capitolo per capitolo in un modo così wow (non saprei definirlo diversamente con le mie poche capacità lessicali) che mi spiace un po' per chi non lo ha letto o non lo leggerà mai. 

Rita Porretto in arte Purriatto

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