mercoledì 24 febbraio 2016

Maxi Dylan Dog, Il Lago Nero


Oggi in edicola esce Dylan Dog Maxi, detto pure Old Boy, con tre storie complete al suo interno e inaspettatamente una di queste è stata scritta da Silvia Mericone e Rita Porretto (le altre due da sceneggiatori veri, che sono Chiaverotti e De Nardo).

A questo punto, proprio come se ce lo avessero chiesto, è doveroso svelare qualche retroscena sulla fase di scrittura della storia, dalla sua approvazione alla realizzazione.
Iniziamo dal nostro rapporto con Roberto Recchioni, che potremmo definire "didascalico" (il rapporto, non Roberto). Infatti dopo la presentazione di un soggetto, le nostre comunicazioni reciproche si esauriscono in non più di 500 caratteri.
Tendenzialmente apprezziamo tutto ciò che scrive Recchioni, ma… possiamo dire con certezza assoluta che la sua frase da noi più amata è: "ok, potete procedere". Che di norma si traduce in: il soggetto è passato, cominciate pure con la sceneggiatura.

La prima volta però ci ha risposto così: "ok."

Ora, partendo dal presupposto che noi stiamo a Roberto come Patty e Selma stanno a McGyver, dopo l’iniziale entusiasmo ci siamo chieste: "ok, che?". Abbiamo formulate alcune ipotesi: "ok, ho ricevuto", "ok, potete cominciare", "ok, chiamo la vigilanza". L'unico modo per uscire da questa empasse era chiedere dirette spiegazioni, ma come farlo senza passare per due deficienti? Alla fine, ci siamo appellate a ciò che ci caratterizza di più: la disperazione. E fingendoci adulte e professionali abbiamo mascherato la richiesta di conferma con delucidazioni sulla sceneggiatura. Ha funzionato.

Ma torniamo alla storia in uscita, che si intitola "Il Lago Nero".

Sembra incredibile, ma tra le due quella più pragmatica e presente sé stessa è Silvia, mentre Rita trascorre gran parte della sua esistenza a bearsi in un mondo tutto suo. Questo si traduce in: il lago nero è una storia nata da una sua idea.

Tuttavia a volte i soggetti di Silvia presentano quello che Rita definisce "un angolo cieco", un punto  che va meglio definito e districato con logica o più semplicemente sviscerato in modo minuzioso, cervellotico e ossessivo (ossia l’abituale metodo lavorativo della Porretto prima di prendere il diflucan).
Il punto è: ciò che per la Mericone è un dettaglio che si può decidere in seguito, ma in realtà è già chiaro nella sua testa dalla notte dei tempi solo che non ha voglia di spiegarlo, per la Porretto si traduce in notti insonni, sms e mail chilometrici tutti sgrammaticati in cui si ostina a trovare una soluzione perché altrimenti il soggetto non sarà chiuso e se un soggetto non è chiuso, allora si può stravolgere, rifare, riscrivere daccapo… anche le parti che vanno benissimo.

Più o meno a pagina dieci, comincia la fase euforica (di Porretto, Mericone non ha mai avuto una fase euforica in vita sua). Convinta di conoscere bene tutti i personaggi, protagonista compreso, Porretto pretende di scrivere tutte le battute e i dialoghi più serrati in cinque minuti. E mentre lei è presa da questa impeto compulsivo, Mericone scaletta da pagina 1 a pagina 94.

A metà albo inizia la fase Alzheimer, ossia Rita Porretto dimentica selettivamente:

a) per quale testata stiamo lavorando;
b) la trama dell’albo;
c) cosa significa Old Boy;
d) il proprio nome.

Dopo sanguinose liti telefoniche, in cui ci si chiude la chiamata in faccia almeno una volta a settimana, perchè non abbiamo mai dimenticato l'assunto di Ruggeri ovvero che siamo dolcemente complicate, si arriva alla fine dell'albo. Statisticamente una litigata ogni venti pagine, perchè non siamo mai d'accordo su niente.

Segue la fase di rilettura, che in realtà per Rita è prima lettura, in quanto ha rimosso progressivamente anche le parti scritte di proprio pugno. Prima del finale, c'è sempre il momento in cui tutta trafelata va da Mericone dicendole: "ho avuto un'idea per questa parte qui e se invece la mettessimo in questo modo?", a quel punto Silvia con la pazienza di un torturatore le mostra una mail in cui lei (almeno due settimane prima) aveva già avuto quell'idea.

L'ultima discussione (leggi: lite) riguarda sempre proprio questa fase di rilettura, accompagnata da un senso di vuoto e dalla perenne domanda, chissà quando lavoreremo di nuovo? La rilettura di norma consiste in Mericone che per l'ennesima volta spiega a Rita che punti e virgole non sono come i coriandoli  a Carnevale, che li lanci tutti assieme e dove finiscono, finiscono. Quindi generalmente tocca a Silvia eliminare refusi e trasformare in italiano comprensibile ciò che la Porretto, con la solita inusitata modestia, etichetta come "ho scritto la battuta migliore di tutti i tempi".

Il momento di maggiore horror vacui si realizza quando arrivano le prime matite e a quel punto purtroppo Porretto ha già rimosso integralmente l'albo dalla propria testa e sta vagando in un canneto parlando con le rane, per cui telefona allarmata ed esordisce con questa frase: "Guarda qua, ci hanno cambiato il montaggio, ci hanno stravolto tutto! Ma questo pezzo poi proprio non c'era!". Al che la Mericone smette di fare quel che stava facendo e con la seraficità che la contraddistingue risponde: "Quel pezzo l’ho scritto io". Porretto, con un fil di voce: "In effetti funziona…".

Per concludere, ringraziamo le nostre rispettive famiglie (tradizionali), che ci hanno trasmesso quel forte senso di psicopatologia, senza il quale non saremmo mai riuscite a scrivere questa storia.

!!!Attenzione Spoiler!!!

(se non avete letto l'albo e intendete farlo, non leggete)
  • Porretto era contraria sia alla scena in cui Larry tortura Dylan, che a quella in cui Dylan esce dal lago e viene preso a mazzate da Larry. Silvia invece è sempre contenta quando Dylan viene picchiato.
  • Porretto non ha mai capito cos'è la Sindrome del Sosia.
  • La  scena di Dylan sui tornanti della montagna è ispirata a quanto dichiarato dalla sensitiva Mariarosa Busi, che aiutò a ritrovare il corpo di Chiara Bariffi in un noto fatto di cronaca italiana.
  • Il finale si svolgeva in obitorio, dove il cadavere di Cora si alzava e scompariva, per poi vedere la bambina deceduta. Ma la soluzione ci pareva troppo The Walking Dead e l'abbiamo cestinata.
  • Per sottolineare il nostro senso materno, abbiamo infilato nella storia tre bambini e li abbiamo fatti morire tutti.
Figlie della Serva ©

8 commenti:

  1. Non so di chi è il merito, se del nuovo trend recchioniano o delle autrici, ma complimenti per il finale della storia, davvero angosciante come non si vedeva da anni su dylan, meritava la serie regolare, ma se era un modo per rilanciare il maxi è stato sufficiente il finale a convincermi

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  2. Grazie dei complimenti Luca, faremo fuori altri bambini appena possibile.

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  3. Tanta roba, tanta roba davvero.
    Avanti così.

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  4. Grazie Tyrant, anche se con questo nickname incuti un po' di soggezione...

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  5. Salve, mi aggiungo ai complimenti per la bella storia da voi realizzata, spero di vedervi sempre più spesso in edicola e brave anche per il divertente spoiler.
    Potrei suggerire un making of dell'albo ad arricchire gli articoli del blog, magari con qualche tav. di sc. a confronto con le bozze/matite!
    Cari saluti,
    Marco

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  6. Grazie Marco, anche noi speriamo di leggerci più spesso in edicola. Accogliamo il suggerimento del making of per il futuro.
    Cari saluti anche a te e buone letture a fumetti

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  7. Danilo Franco Arrigoni11 marzo 2016 05:30

    Non perderò tempo (vista l'ora O.O) a dilungarmi in inutili e sperticati complimenti, solo un'impressione riassuntiva: tra le 10 migliori storie di DYD pubblicate negli ultimi 30 anni. E se non sbaglio era la prima prova lunga...

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  8. Danilo, hai scritto questo commento da un continuum spazio-temporale perchè le 5 e 30 di mattina notoriamente non esistono, come il Molise. Grazie per i complimenti, persino eccessivi e sì, era la prima storia lunga, speriamo non l'ultima(!)

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