martedì 8 marzo 2016

8 Marzo, u beddu ri fimmini


Doveva succedere. Otto marzo, festa della donna, bla bla, mimose, cioccolatini e tutti che fingono di ignorare che la donna dopo la menopausa evolve direttamente in mammuth.

Noi Figlie della Serva, che siamo attente allo spirito del tempo, ma che pure non abbiamo niente da fare durante il giorno, vogliamo sottolineare il vero, misconosciuto e sottovalutato problema della donna, ovvero l'incertezza.

Negli anni '80 c'era meno indecisione, la donna era rappresentata in modo univoco: doveva essere zoccola. Universalmente. Quindi per mangiare uno yogurt, doveva quantomeno saper fare un pompino al cucchiaino; per bere l'acqua, doveva  tenere in modo equivoco il collo della bottiglia; per bere un Glen Grant vicino a Michele, doveva indossare un abito con una scollatura da operazione chirurgica a cuore aperto. La Golden Lady, che dio l'abbia in gloria, ci illustrava quanto eravamo fighe e Grazia di Michele ci diceva quanto eravamo profonde, altro che dolcemente complicate (per i nostalgici)

Poi, non si sa come, si è imposto questo filone neo-femminista, che di punto in bianco ha denunciato la mercificazione(?) del corpo della donna e siamo passate dalla mercificazione alla... merdificazione.

No, non stiamo parlando del modello femminile tipo la poraccia sposata con l'uomo Conad, maniaco del controllo, che la fa aspettare alle nove di sera nel parcheggio del supermercato, sotto alla pioggia, in una desolazione post-apocalittica e lei si intrattiene con monologhi mentali come su Tempesta d'Amore. Stiamo molto più prosaicamente parlando della parabola discendente verso l'abisso della lordura strettamente fisiologica legata esclusivamente alla figura femminile nelle pubblicità.

Adesso non possiamo entrare in ascensore a 35 anni perchè abbiamo perdite urinarie, che però confidiamo alla prima stronza mai vista prima che incontriamo lì dentro (Lines Perla). A qualunque età viviamo con l'incubo dell'incontinenza, che è sempre in agguato, mentre fai yoga (Lines Specialist), mentre l'ascensore, che si conferma il nostro nemico numero uno, molto realisticamente ci mette in mutande davanti al nostro collega (Lights by Tena). Da qui  si è affermato tutto un trend inspiegabile di piscione giovanissime, che non possono permettersi una risata sennò si apre il rubinetto di sotto; quindi ragazze non fate come questa della pubblicità, a teatro andate a vedere solo tragedie, sennò è la fine (Tena Lady).

Va detto che esiste anche un corrispettivo maschile di questa pubblicità, pure gli uomini stranieri soffrono di incontinenza (ad un'età ragionevole), però non è diffuso in Italia. In Italia abbiamo il maschio che si inventa le scuse più bizzarre per alzarsi a pisciare la notte e la donna che fa? Lo guarda con la faccia consapevole da "a me non mi fotti, io mi piscio addosso già da quarant'anni" e gli compra Prostamol.

Non è finita.

Nostro marito si schifa a baciarci la mattina perchè abbiamo l'alito di morte (CB12); non facciamo mai mai mai la cacca, proprio in nessun modo e se la facciamo... cinque minuti prima di uscire, mentre il nostro lui aspetta sotto casa (Acqua Lilia Magnesiaca). La nostra vita sociale si riduce da una parte ad essere le migliori amiche della Marcuzzi e di Debora Villa, che ci danno consigli su come evacuare (Activia), dall'altra ci facciamo insultare perchè abbiamo la pancia gonfia (Eva Q). Come se non bastasse il rapporto madre-figlia si esaurisce a "mamma, ho un fastidioso prurito intimo" e mia madre risponde "oh, ma sai che pure io!?" (Vagisil Crema).

Ci vergogniamo come lo schifo della terra se abbiamo la candida, per questo motivo ci spunta sugli occhi la mascherina nera come su Cronaca Vera (Gyno-canesten). E preferiamo non fare sesso o instaurare con la candida un rapporto di omertà, piuttosto che andare dal ginecologo, ignorando che nella realtà una vera donna arriva al punto di coltivare ettari di candida dentro di sè, perchè tanto torna. E' la candida che trova te, come Equitalia e gli amici delle elementari su Facebook.

Un tempo eravamo zoccole e volitive, ci lanciavamo dall'aereo in pieno ciclo (Nuvenia Pocket), gioviali e col vento in faccia come su un incrociatore al chiaro di luna, che persino restaurare i busti del Pincio in-quei-giorni-lì ci dava un'immotivata allegria (Lines). E non si capisce come siamo passate da questo a sentirci emancipate se sappiamo fare la ruota col mestruo davanti alla commissione di Vee-jay (Lines Seta Ultra, never forget). E quando siamo belle, dobbiamo per forza essere anche stupide, quindi c'è quella che vive il dilemma esistenziale di eliminare il fastidio dei tacchi alti quando ha il ciclo (Lines è)... e non le passa neanche per l'anticamera del cervello di indossare scarpe basse, no, come eliminare il fastidio dei tacchi, indossando i tacchi? Datteli in fronte.

Il top della solitudine lo raggiungiamo scrivendo lettere alle nostre ascelle... per scusarci, perchè le abbiamo trascurate (Dove), riuscite ad immaginare qualcosa di più inquietante? Noi no. Lo inserirei nella Triade di Mac Donald (non quello dei burger) per individuare i futuri serial killer: piromania, zoosadismo, enuresi e scrivere lettere alle proprie ascelle.

La  sola rivincita in questo senso è che una quindicina di anni fa l'unica stracazzo di volta che non ti eri lavata le suddette ascelle incontravi Banderas sull'autobus (Lycia), adesso Banderas parla con la gallina del Mulino Bianco (e la gallina inspiegabilmente... risponde).

Però auguri a tutte eh.

Figlie della Serva ©

5 commenti:

  1. Vorrei solo sottolineare come in due abbiamo un solo paio di scarpe e un solo paio di calze...

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  2. questo mi ha fatto sbellicare di tristi risate! bravissime

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  3. E aspetta quando parleremo di assorbenti... n'altra piaga.

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  4. Vi ho scoperto solo oggi e mi avete fatto morire dal ridere, ora devo recuperare decine di post..perché non avete milioni di seguaci?

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  5. Perchè siamo due sfigate naturalmente.

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Non vi sprecate troppo a scrivere ciò che pensate, a nessuno importa davvero.

 

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