venerdì 14 luglio 2017

I Miserabili di Hugo


Anni fa ho letto L’ultimo giorno di un condannato a morte di Victor Hugo e l’ho trovato straordinario e straziante… bello come una ferita. Non è proprio un romanzo, è più un racconto lungo, che racchiude una storia e le opinioni piuttosto nette dell’autore sulla pena di morte, dissimulate perfettamente nel reportage storico. L’ho amato molto e mi ha dato tanto da pensare.

Quella che sentite ridere in sottofondo è Silvia Mericone: ogni volta che accosto alla mia persona il verbo pensare si fa prendere da una crisi di  ilarità incontrollata, che può durare ore.

Tornando ad Hugo… a quel punto, sprezzante delle mie limitate capacità intellettive, ho deciso di approfondire e ho acquistato I Miserabili, avete letto bene: l'ho pagato! Ma neanche un minuto dopo Silvia stava lì a dirmi che non era roba per me, non sarei sopravvissuta (e già mi aveva fatto leggere Spider di McGrath, e a quello sono sicura di non essere sopravvissuta!).

Quindi l’ho messo da parte e ho aspettato… aspettato. E poi boh, era una di quelle giornate da duemila gradi e non riuscivo a lavorare, allora ho detto quasi quasi mi butto su una lettura leggera…
Vi voglio confidare una conclusione a cui sono arrivata dopo la parola FINE: I Miserabili in quanto classificazione generale non si rifà ai personaggi della storia; i veri miserabili sono quelli che decidono di leggere questo romanzo…

Aggiungo e poi passo alla trama, che dopo averlo letto mi sono ripromessa di disintossicarmi tornando ai russi e giuro su Dio che non mi lamenterò mai più di un saggio scritto da un critico di letteratura russa, della cui categoria un giorno scriverò a parte e mi daranno pure il Nobel per la psicologia… ah, non esiste? Lo inventeranno apposta, perché ‘sta cosa dei critici di letteratura russa, soprattutto quelli non russi di nascita, non è normale, NON E' NORMALE vi dico, neanche un po’.

Dunque… avendo solo intravisto le innumerevoli trasposizioni extraletterarie de I Miserabili non avevo un’idea totalmente definita della trama, ma ero sicura sui personaggi, li avevo sentiti nominare molte volte, che nel caso di gente poco colta come me è come convincersi di aver letto il libro. E infatti il libro inizia con un vescovo… e chi è? Io so che c’è una Fantine, una Cosette, so che c’è Gerard Depardieu (sì, lo so che non si chiama così, ma in tv è sempre Depardieu che lo interpreta)... ma, il vescovo? Chi sei, che vuoi? Okay, sei buono, un santo, tua sorella è una racchia e la perpetua è pure peggio, ‘mbeh? Ah, c’è la questione della redenzione dell’ex carcerato che è sempre Depardieu… e da qui le riflessioni sulla prigione che non è rieducazione, perché Hugo ci tiene molto a dirci come la pensa su un sacco di cose e sempre.

Per lo stesso motivo, ci sono anche le lezioni di storia. Tipo i capitoli relativi a Napoleone, la Restaurazione, Luigi Filippo e la casa d’Orleans… che io ho saltato a piè pari senza neanche l’ombra di un rimorso. Che poi di questi capitoli/digressioni, o almeno per me sono digressioni, ce ne sono diversi. Quello sulla costruzione delle barricate a Parigi mi è piaciuto tanto, è vero, ma perché è più corto. Poi però Hugo si riprende… dedicando un capitolo che non finisce mai alla cloaca di Parigi… già, proprio così, alla fogna… la simpatia oltre ogni limite.
Comunque, dopo Depardieu, Hugo decide in questo romanzo ci vuole una femmina, che si chiama Fantine ed è anche un po’ zoccola, ma soprattutto cretina perché si fa mettere incinta. Poi siccome è veramente cretina, lascia la figlia dai Thenardieu, perfetto emblema della disonestà e della miseria non soltanto economica, ma soprattutto morale. Una famiglia di merdacce dall’inizio alla fine, insomma.  Se mi sentite ferrata sull'argomento è perchè sono del ramo.
Fantine - di cui Silvia, nella sua infinita freddezza, cita sempre l’episodio in cui è costretta a vendere gli incisivi superiori per pagare le spese della figlia - è un personaggio enorme, ha superato le mie aspettative e poi le sfigate con problemi ai denti mi creano una vicinanza che solo io e il mio dentista comprendiamo appieno.

E quindi, senza alcuna logica in questa recensione, ma del resto, cosa vi potete aspettare da me... arriva l’antagonista, il faccia di veleno, quello tutto d’un pezzo… Javert, che però da qualche parte ha avuto la faccia di Geoffrey Rush e quindi da ora in avanti è Rush! La sua filosofia di vita è semplice: chi nasce tondo non può morire quadrato, per cui un carcerato rimarrà tale per tutta la vita e dunque Depardieu dai che ti ridai sempre in prigione dovrà tornare. Ora, in questo libro ci sono dei momenti in cui i personaggi, solo i maschi però, perché le femmine sono tutte cretine, hanno di queste nottate infinite di sconvolgimento mentale in cui non sanno che decisione prendere quando sappiamo sin dall’inizio che cosa faranno e infatti poi lo fanno.

Quindi Depardieu per scrupolo di coscienza fa la cosa giusta: decide di autodenunciarsi e condanna così un sacco di gente a un destino atroce, tipo Fantine alla morte… ma se solo fosse rimasto, forse allora… ma con i se e con i ma non si fa la storia e nemmeno i romanzi di Hugo, per cui andiamo al vero colpo di scena: Cosette è cessa. Chi è Cosette? La figlia della sdentata Fantine, che finisce prima in mano ai terribili Thenardieu e poi attraverso un giro di cui non vi tolgo il gusto della scoperta pagina dopo pagina (in verità non lo ricordo) finisce sotto tutela di Depardieu.

Cosette viene descritta come cessa, ma soprattutto è chiaramente deficiente perché ribadiamolo in questo romanzo le femmine so tutte un po’ tocche… che quasi viene il dubbio che il nostro Hugo ce l’avesse un po’ con il genere in generale, ma è un timore che perde ogni fondamento quando l’autore sfodera l’idiota per eccellenza: Marius! Da prenderlo a testate, un bamboccione infinitamente noioso, almeno quanto il nonno è fantasiosamente eccentrico e Thenardieu una merda totale. La perfetta metà di Cosette.

La vera sorpresa del libro per me è Eponine, anche lei una Thenardieu, ma l’unica tra loro ad avere qualcosa anche di vagamente umano e buono, un personaggio dalle potenzialità enormi e… ho già detto quanto mi crea vicinanza una donna sfigata, povera e con problemi ai denti, sì? E insomma potrebbe fare un sacco di cose e infatti Hugo la fa morire… per salvare Marius detto acqua in testa, che pare svegliarsi e diventa eroe nazionale, anche se il vero eroe è Gavroche, un furfantello anche lui Thenardieu, ma abbandonato dalla famiglia perché ritenuto inutile, così meravigliosamente astuto e coraggioso, vi confesso che una lacrima me la strappa.

In tutto questo ci sono gli scontri tra l’esercito e gli studenti. In particolare, nonostante si tratti di due “personaggi passeggeri”, per me la fine di Eljoras e Grantaire è il punto più alto del libro, senza dubbio alcuno, poi… la noia e la prevedibilità sottoforma di capitolo di riflessione di Rush, che fino a quel momento e senza sosta ha dato la caccia a Depardieu. Per la prima volta si fa prendere da un dubbio e siccome lui è un uomo tutto d’un pezzo, supera la cosa suicidandosi (la stessa fine che farà Mericone quando si accorgerà che sono un genio).

In tutto questo, Parigi vive uno sconvolgimento come non mai e le donne rappresentate a questo punto solo da Cosette (perché le altre so' tutte finite malissimo) che fanno? Passeggiano, si imbellettano e  si struggono d’amore. Poi siccome Depardieu s’è fatto un mazzo così per Cosette e Marius, loro due lo ringraziano facendolo morire. C’è da dire che Depardieu ha sin dall’inizio del romanzo tipo due milioni di anni, eppure gliel’ammolla come non mai. Comunque, i due deficienti - Cosette e Marius - incredibilmente riescono ad avere una parvenza di lucidità sul finale e giungono da Depardieu prima dell’inevitabile. Lui è lì che soffre e improvvisamente, cosa assolutamente plausibilissima tra l’altro, attacca a spiegare meticolosamente cose che gli hanno permesso di accumulare denaro… ed è subito Ikea. Marius e Cosette e io con loro a quel punto non ci capiamo un cacchio, loro perché deficienti e io perché non ce la faccio più e quindi Depardieu muore. E siccome gli volevano tutti un gran bene, alla tomba resa anonima su sua precisa richiesta, non va mai nessuno. Buona lettura! 

Rita Porretto in arte Purriatto

3 commenti:

  1. Anche Crepascolino - otto anni di energia dissipata nel desiderio di diventare youtuber prima della caduta di Trump - sottoscriverebbe la affermazione struggente " bello come una ferita " ed i suoi fattori stanno pensando seriamente di comperare in rete il carrello da passeggio di Hannibal the cannibal per legarlo ed impedirgli di strapparsi le unghiette e correre intorno chiedendo un cerotto.
    Bella rece. Ho avuto anche io la mia fase McGrath anni fa, ma i miei pochi neuroni, tanto pochi da non contenere nemmeno tanta presunzione, hanno mischiato Grottesco, Spider e Martha Peake ed ora mi pare di ricordare che Pat abbia scritto un miserabile polpettone su di un nobile inglese paleontologo dilettante che parte per la America dove scopre il fossile di un aracnide preistorico che vende a collezionisti inglesi per finanziare la rivolta fiscale delle colonie contro la perfida Albione. Devo assolutamente rileggere i lavori di Pat. Poi, con calma, passerò a Hugo.

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  2. Io sentivo la tua mancanza, Crepa. Una prece per i tuoi neuroni. Anch'io sono uscita male da quella triade di libri.

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  3. Credo che tutti e due dobbiamo trovare la nostra Damasco tra le pagine salvifiche del Topolino settimanale che ho avuto modo di leggere in questi gg colla scusa di procurare a 'Lino le parti di un walkie talkie uguale a quello di Double Duck ( Paperino nei panni di uno 007 ndr ). Dopo mesi e mesi di Faraci e Ziche e Gervasio e Ferrario e co il mio bimbo mi ha detto che negli USA il presidente Trump viaggia solo in tram. Non sa nulla di Hugo - sia Vic sia Pratt - e Spider per lui è il tizio che vive con la zia May Tomei, ma ride di cose semplici come i fusilli all'olio extra-vergine ed io rido con lui.

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